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Concorso Irpinia Mia 2006
Secondo Premio
Sez. Poesia
SOTTO AR CELO
di Managò Marco

Mamma piagneva de filicità
e co pacenza asciutta va la faccia
finenta so ' arivato io, poraccia
mongolo, nencio, l 'ho fatta crepà.

Mamma! Nun so' normale, nun sforzà! 
Me voi fa vedé bella sta robbaccia 
ma io sto bene così tra le braccia 
pebbìo, der core tuo, nun riggirà!

A capì nun so ' poi tanto veloce
ma er mejo intanto lo capisce er core 
ché pure pe me Cristo morze in croce.

Nun protenno cambià sto sbozzo in fiore 
ciò solo un core che fa arzà la voce 
che a trapiantallo ve dà più valore.


Mamma piangeva di felicità e con pazienza asciugava la faccia finché sono arrivato io, poverina down, tardo di mente, l'ho fatta morire di crepacuore Mamma! Non sono normale, non sforzarti! Mi vuoi far vedere bella questa robaccia ma io sto bene così tra le braccia accidenti, del cuore tuo, non cambiare quello che è. A capire non sono poi tanto veloce ma il meglio comunque lo capisce il cuore perché pure per me Cristo morì in croce. Non pretendo cambiare questa persona deforme in fiore ho solo un cuore che fa alzare la voce e che se ve lo trapiantassi vi darebbe più valore.
Recensione
Non sempre prende voce chi è diverso e quando lo fa difficilmente è ascoltato. Se il diverso fosse schermato e di lui se ne ascoltasse solo la voce, il seguito avrebbe risvolti differenti.
E così la poesia, con le sue parole senza volto, arriva a far vibrare le corde più profonde dell'anima. Nel verso non si legge la parvenza fisica ma la grandezza dello spirito che lo ha prodotto si che il poeta rende la giusta immagine di sè.
Probabilmente è più grande la difficoltà di accettare il diverso che l'accettarsi del diverso stesso. In questi versi il diverso ha coscienza del suo essere e non intende cambiare perchè ha autostima ed è convinto che il suo cuore, trapiantato in altri petti, darebbe più valore a tanti belli insulsi.
Franca Molinaro
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